














Tra restauro e adeguamento contemporaneo
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Nel centro urbano di Cellino San Marco, all’interno di un isolato compatto definito da quattro strade, si colloca l’edificio scolastico di via Marconi, un organismo architettonico che racconta, attraverso le sue stratificazioni, quasi un secolo di trasformazioni. Nato negli anni Trenta e ampliato in più fasi fino agli anni Ottanta, l’edificio conserva ancora oggi un impianto riconoscibile, organizzato attorno a una corte centrale, secondo una tipologia diffusa nell’edilizia scolastica del territorio .
La sua immagine è segnata da un linguaggio sobrio, quasi austero, in cui la scansione delle aperture, le modanature marcapiano e le cornici in pietra leccese costruiscono una composizione equilibrata, capace di coniugare rigore e misura con una certa attenzione al dettaglio decorativo. È proprio su questo equilibrio, sedimentato nel tempo ma progressivamente compromesso da interventi disorganici, che si innesta il progetto di ristrutturazione.
L’intervento si configura fin dall’inizio come un’operazione di ricomposizione, prima ancora che di trasformazione. La necessità di adeguare l’edificio alle normative contemporanee e alle esigenze della didattica attuale si confronta con la presenza di un bene sottoposto a tutela, imponendo un approccio attento e progressivo, fondato sui principi del restauro: compatibilità, riconoscibilità e minimo intervento .
In questo senso, la fase conoscitiva ha assunto un ruolo determinante. Le indagini stratigrafiche sulle superfici hanno permesso di leggere le diverse campagne di finitura e di individuare le cromie originarie, restituendo un quadro più preciso dell’immagine storica dell’edificio. L’emersione di tonalità riconducibili a un rosa antico, nascosto sotto strati più recenti e incoerenti, ha orientato le scelte progettuali verso una restituzione cromatica più consapevole, capace di ristabilire un dialogo con il contesto e con la memoria del luogo .
Parallelamente, il cantiere ha rivelato la complessità dell’organismo edilizio, mettendo in luce criticità strutturali non completamente prevedibili in fase progettuale. In particolare, alcune porzioni di solaio hanno mostrato condizioni di degrado tali da rendere necessario un ripensamento delle soluzioni inizialmente previste. La scelta di sostituire parti del sistema strutturale con nuovi elementi in acciaio e solai collaboranti non è stata soltanto una risposta tecnica, ma anche un’occasione per alleggerire l’organismo e migliorarne il comportamento complessivo, senza alterarne la logica costruttiva .
Accanto a questi interventi più incisivi, il progetto ha lavorato in maniera diffusa sul consolidamento delle murature e dei solai esistenti, utilizzando tecniche compatibili e poco invasive, come sistemi fibrorinforzati e cuciture armate. Ne deriva un edificio che, pur mantenendo la propria identità materica, acquisisce nuove prestazioni in termini di sicurezza e risposta sismica.
Il tema del restauro delle superfici esterne è stato affrontato con un’attenzione quasi artigianale. Le operazioni di pulitura, risanamento e reintegrazione hanno restituito leggibilità agli apparati decorativi in pietra leccese, riportando in primo piano elementi che nel tempo erano stati offuscati da depositi, alterazioni e interventi incongrui. L’uso di finiture a base di calce non è soltanto una scelta tecnica, ma un modo per riattivare un rapporto coerente tra materia, traspirabilità e percezione dell’architettura .
All’interno, il progetto si misura con un altro tipo di stratificazione, meno nobile ma altrettanto significativa: quella delle trasformazioni d’uso, delle superfici sostituite, degli impianti sovrapposti. La rifunzionalizzazione degli spazi avviene attraverso interventi mirati, che ridefiniscono la distribuzione senza alterare la struttura compositiva originaria. Le nuove aule, i servizi e gli spazi collettivi si inseriscono in continuità con l’impianto esistente, mentre le finiture e le nuove pavimentazioni contribuiscono a restituire una qualità ambientale più omogenea.
Particolare attenzione è stata riservata all’integrazione degli impianti tecnologici. Climatizzazione, illuminazione e sistemi elettrici sono stati introdotti cercando di ridurre al minimo l’impatto visivo, evitando che la componente tecnica prevalesse sulla percezione degli spazi. L’obiettivo non è quello di nascondere completamente l’innovazione, ma di farla convivere con l’architettura esistente in modo discreto e controllato.
Il risultato finale è un edificio che ritrova una propria unità, pur nella consapevolezza della sua natura stratificata. La scuola di via Marconi torna a essere un luogo pienamente fruibile, adeguato alle esigenze contemporanee, ma soprattutto riconoscibile nella sua identità. Non si tratta di un ritorno a un’immagine originaria idealizzata, quanto piuttosto di una ricomposizione critica, capace di tenere insieme memoria e uso.
In questo senso, l’intervento dimostra come il progetto sul patrimonio del Novecento possa superare la dicotomia tra conservazione e trasformazione, assumendo la complessità come valore. L’edificio non viene semplicemente restaurato, ma riattivato, restituendo alla comunità non solo uno spazio funzionale, ma un frammento significativo della propria storia urbana
CLIENTE
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ANNO
2023 – 2026
