L’amarezza di una scarsa qualità rimane per lungo tempo, dopo che il piacere di un prezzo basso è stato dimenticato.

Il paesaggio come architettura

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Un asilo nido che scompare nel parco, a San Donaci

A San Donaci, nel paesaggio orizzontale del nord Salento, dove la città si dissolve nella campagna e il tessuto urbano mantiene una relazione diretta con la natura, un nuovo asilo nido ridefinisce il ruolo dell’architettura pubblica. Non come oggetto isolato, ma come dispositivo territoriale capace di costruire continuità, relazioni e senso.

L’intervento nasce da una necessità concreta: dotare il comune di un servizio per l’infanzia fino ad oggi assente, colmando un vuoto che costringeva le famiglie a spostarsi nei centri limitrofi . Ma il progetto va oltre la risposta funzionale. Si confronta con un luogo già fortemente connotato – un parco urbano di circa 9.000 metri quadrati – e sceglie di non sottrarre spazio, ma di reinterpretarlo.

La strategia è tanto semplice quanto radicale: l’edificio non occupa il parco, lo solleva.

Ne emerge un’architettura quasi invisibile, che si inserisce sotto una nuova topografia artificiale. Il tetto diventa suolo, superficie praticabile, paesaggio continuo. Non una copertura, ma una porzione di parco che si piega e si inclina, accogliendo al suo interno gli spazi del nido. Un gesto che trasforma il limite tra costruito e naturale in una soglia porosa, abitabile.

In questo modo, il progetto non interrompe la continuità dello spazio aperto, ma la amplifica. Il verde non si arresta davanti all’edificio: lo attraversa, lo ricopre, lo rende parte di sé. La copertura a tetto giardino – elemento tecnico ed ecologico – diventa anche dispositivo urbano, spazio ludico, punto di osservazione.

All’interno, lo spazio si organizza con chiarezza e misura. Le tre sezioni dedicate alle diverse fasce d’età si affacciano su una corte aperta, in relazione diretta con il parco. Qui, l’architettura si fa ambiente educativo: non solo contenitore, ma esperienza sensoriale. La luce naturale, calibrata attraverso aperture orizzontali, costruisce un rapporto continuo con l’esterno, mentre la dimensione domestica degli spazi restituisce un senso di protezione e familiarità .

Il nido diventa così un organismo permeabile, attraversato da sguardi, suoni, stagioni. Uno spazio che i bambini non solo abitano, ma interpretano con il corpo, costruendo un legame diretto con l’ambiente che li circonda.

Sotto questa apparente semplicità si articola un sistema tecnologico complesso, orientato alla sostenibilità. L’edificio è concepito come NZEB, con un uso integrato di fonti rinnovabili, sistemi passivi e strategie di riduzione dei consumi: impianti fotovoltaici, solare termico, raccolta e riuso delle acque meteoriche, climatizzazione a bassa energia . La componente impiantistica è relegata a un livello superiore, accessibile dall’esterno, liberando gli spazi educativi da interferenze e garantendo al tempo stesso flessibilità e manutenzione.

Ma è proprio nella relazione con il suolo che il progetto trova la sua forza più significativa. In un contesto spesso segnato da interventi frammentari, l’asilo di San Donaci propone un’idea diversa di architettura pubblica: non un volume da inserire, ma una superficie da modellare.

Il risultato è un edificio che rinuncia alla visibilità per guadagnare intensità. Che non cerca l’icona, ma costruisce un paesaggio. E in questa scelta, apparentemente silenziosa, afferma con decisione una posizione: quella di un’architettura capace di ascoltare il luogo e restituirlo, trasformato, alla comunità.

CLIENTE

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ANNO

2021

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PALAZZETTO DELLO SPORT – CAMPI SALENTINA

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CENTRO DELLE CULTURE – MONTERONI

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