








Riqualificazione e naturalizzazione del bacino artificiale per l’affinamento delle acque – San Donaci (BR)
. . .
“L’acqua è la forza motrice di tutta la natura.”
È da questa visione che prende forma il progetto del Parco naturalistico “Li Patuli”, nel territorio di San Donaci, nel cuore del Salento, dove il paesaggio dell’acqua rappresenta una componente fragile e allo stesso tempo fondamentale dell’identità locale.
A circa un chilometro dal centro urbano, in una fascia di margine tra città e campagna, si estende la palude Balsamo, un’area umida temporanea che svolge un ruolo strategico all’interno della rete ecologica salentina. Un luogo silenzioso, segnato da cicli stagionali e da equilibri delicati, ma anche da criticità legate alla gestione delle acque e al rischio di allagamenti.
All’interno di questo contesto, il progetto si confronta con la presenza di un bacino artificiale incompiuto e abbandonato, realizzato nei primi anni Duemila e mai realmente integrato nel paesaggio.
Una discontinuità fisica e percettiva che diventa il punto di partenza del progetto.
L’intervento non mira a cancellare questa traccia, ma a trasformarla.
Il bacino esistente viene reinterpretato come infrastruttura ecologica, capace di attivare nuove relazioni tra acqua, suolo e paesaggio.
Il concept si fonda su una intuizione chiara: costruire un habitat acquatico permanente che possa dialogare con la natura temporanea della palude Balsamo, rafforzandone il ruolo ecologico e ampliandone le potenzialità.
In questo processo, l’acqua diventa risorsa.
Le acque depurate provenienti dall’impianto comunale, un tempo disperse nel sistema dei canali, vengono recuperate e sottoposte a un ulteriore processo di affinamento attraverso tecnologie avanzate di trattamento. Questo consente di restituire all’acqua una qualità idonea al riuso ambientale e irriguo, reinserendola in un ciclo virtuoso e sostenibile.
Attorno a questo nuovo paesaggio si sviluppa il parco.
La rinaturalizzazione dell’area ricostruisce gli habitat tipici degli ambienti palustri, attraverso l’inserimento di specie vegetali autoctone — canneti, giuncheti, tife — capaci di ristabilire continuità ecologica e favorire la biodiversità. Le superfici d’acqua, animate da vegetazione flottante, generano scenari dinamici, in costante evoluzione.
Il progetto integra anche una dimensione pubblica e culturale.
Un edificio polifunzionale ospita, oltre ai sistemi tecnologici di trattamento, spazi per la ricerca, la didattica e la sensibilizzazione sul tema della gestione sostenibile della risorsa idrica. Il parco si apre alla fruizione attraverso una rete di percorsi ciclo-pedonali, punti di osservazione e aree dedicate al birdwatching, trasformando il paesaggio in esperienza.
Qui, la presenza dell’avifauna migratoria restituisce al luogo una dimensione più ampia, collegandolo ai grandi flussi ecologici che attraversano il Mediterraneo.
“Li Patuli” non è soltanto un intervento di riqualificazione.
È un processo di rigenerazione che opera su più livelli: ambientale, idraulico, paesaggistico. Un sistema capace di produrre biodiversità, di regolare i fenomeni idrogeologici e di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso i servizi ecosistemici che è in grado di generare.
In questo progetto, l’architettura non si impone, ma costruisce relazioni.
Tra infrastruttura e natura.
Tra tecnica e paesaggio.
Tra comunità e ambiente.
CLIENTE
. . .
ANNO
2022 – 2026
