L’amarezza di una scarsa qualità rimane per lungo tempo, dopo che il piacere di un prezzo basso è stato dimenticato.

Energia, materia, memoria. Intervento sul Museo dell’Accoglienza a Nardò

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L’intervento sul Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno si confronta con una condizione tipica del patrimonio pubblico del secondo dopoguerra: edifici ordinari, costruiti senza qualità energetica, ma caricati nel tempo di un valore civile e simbolico.

Il manufatto, realizzato alla fine degli anni ’50 lungo il litorale di Nardò, presenta una struttura semplice, a un solo livello, con un involucro massivo ma privo di adeguata protezione termica . La prossimità al mare amplifica le criticità: infiltrazioni, degrado dei materiali, instabilità delle condizioni microclimatiche.

L’intervento non introduce una trasformazione formale, ma agisce per sottrazione e per stratificazione tecnica. La questione centrale è l’involucro, inteso come dispositivo climatico più che come limite fisico. Il solaio di copertura, principale punto di dispersione energetica, diventa il luogo privilegiato dell’azione progettuale, attraverso un sistema integrato di coibentazione, impermeabilizzazione e ridefinizione materica .

L’operazione si colloca in un ambito intermedio tra manutenzione e progetto: non una sostituzione, ma una correzione delle prestazioni. L’introduzione di nuovi strati – barriera al vapore, isolamento ad alta densità, finitura lapidea – costruisce una nuova sezione dell’edificio, capace di regolare scambi termici e proteggere gli ambienti interni.

Parallelamente, il progetto affronta il tema della conservazione delle superfici decorate, fortemente esposte alle variazioni termoigrometriche e agli agenti marini. Il degrado della pellicola pittorica evidenzia come l’architettura, quando perde il controllo del proprio clima interno, diventi fattore di rischio per il patrimonio che ospita . La definizione di condizioni ambientali stabili diventa quindi parte integrante del progetto, non un dispositivo accessorio.

L’adeguamento impiantistico – illuminazione a LED, integrazione di fonti rinnovabili, ottimizzazione dei sistemi esistenti – contribuisce a una riduzione significativa dei consumi e al passaggio a una classe energetica superiore . Tuttavia, l’interesse dell’intervento non risiede nel dato prestazionale, ma nella costruzione di un equilibrio tra tecnica e permanenza.

Il progetto assume così un carattere silenzioso: non modifica l’immagine dell’edificio, ma ne ridefinisce il comportamento. In questo senso, la riqualificazione non è un aggiornamento tecnologico, ma una forma di continuità, che agisce sulla materia costruita per garantirne la durata

CLIENTE

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ANNO

2020

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Piazza Ernesto e Gennaro Abate – Squinzano

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PALAZZETTO DELLO SPORT – CAMPI SALENTINA

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